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Sin City: una donna per cui uccidere e un film per cui andare al cinema

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Parlare di un secondo episodio di Sin City sarebbe sbagliato, semmai si potrebbe parlare di parte seconda o, dato i tempi in cui viviamo, Sin City 2.0. Fatto sta che il secondo film diretto da Robert Rodriguez su ispirazione dei fumetti di Frank Miller è uno di quei prodotti che ti fa dimenticare quanto cavolo è alto il prezzo del biglietto nei cinema italiani. E il film questi soldi se li guadagna tutti dal primo all’ultimo centesimo.

Dunque, inutile perdere tempo a illustrarvi quanto sia fantastico l’uso del green screen di Rodriguez oppure quanto godibile sia la scelta dei colori e dell’illuminazione: se avete visto il primo film o conoscete gli scritti di Miller sapete già di cosa sto parlando. Volevo quindi dedicare dello spazio a un argomento che mi è venuto in mente mentre guardavo il film, ovverosia la chiave di lettura della trama.

Sin City: Una donna per cui uccidere, come del resto il primo Sin City, non ha una trama fluida e lineare ma segue per molti tratti la successione di scene del fumetto e di tanto in tanto strizza l’occhio al cinema di genere con alcune scelte, opera di Rodriguez, vincenti. Detto questo, essendo piuttosto facile capire quello che sta succedendo, ci si sofferma sulla profondità dei personaggi e sulla diversa caratterizzazione carta stampata/pellicola.

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La non trama si basa su episodi in cui abbiamo un solo personaggio oppure la cooperazione di due personaggi; in ciascun episodio si approfondisce la psicologia del protagonista, quella dell’antagonista e il procedere delle scene ha un gradiente di violenza che anche se a tratti sembra eccessivo anche per Rodriguez, in realtà non stona mai perchè è un filo conduttore che lega i vari episodi e inoltre è la linfa vitale di BaSin City.

Questa putrida città insudicia tutti quanti. Questa citazione di Nancy ( Jessica Alba) è la chiave di lettura di un film in cui ogni singolo personaggio sembra essere un insieme di materia e violenza che da essa viene generata perché non c’è alternativa in una città dove anche vincere una mano a poker può causarti grossi guai. Tutti i personaggi vengono insudicati anche quelli che tenderemmo a considerare innocui, quasi positivi azzarderei, vengono insozzati dal circo del putridume che è Sin City.

Dei personaggi che conoscevamo dal primo film rimangono, oltre a Nancy, Il colosso Marv (Mickey Rourke), John Artigan (Bruce Willis), Gail ( Rosario Dawson) e Dwight ( Josh Brolin invece di Clive Owen) ma sono le new entry le note più positive di questo film.

Joseph Gordon-Levitt aka Johnny è un ragazzetto fortunatissimo al gioco con un carisma molto accentuato e un controllo dei nervi da paura. Il suo episodio rappresenta la parte centrale del film ed è costruito intorno al protagonista e alla sua nemesi, il senatore Roark: un tema narrativo che si incrocia con quello di Nancy e Marv e rende la trama molto più articolata e ancora più omogenea di quanto lo stesso espediente non avesse fatto nel primo film.

E poi c’è Eva Green aka Ava Lord. E qui il sudiciume di cui sopra ragiunge dei livelli incredibili. Ava è un personaggio pazzesco, figlio della bravura dell’attrice che ha un’ottima espressività che le permette di passare da un estremo ad un altro nel giro di pochi millesimi di secondo. Da cerbiatto indifeso a spietata manipolatrice in un battito di ciglia. Poco importa se il suo episodio, che da il titolo al film, è sin da subito molto prevedibile: forse la sua forza ammaliatrice ti fa digerire pure questo.
( si nota che adoro Eva Green? Se vi da fastidio….sono problemi vostri).

È una donna che si fa attendere – ci spiega Dwight – ma quando la vedi capisci che lei vale l’attesa. E io non posso essere che d’accordo con questa citazione. Basta vedere la prima scena in cui Ava appare e catalizza su di se tutta l’attenzione.

Io credo che sia Sin City quanto Sin City: una donna per cui uccidere non debbano avere presentazioni. Il fumetto è riuscito a partire dall’ambiente underground dell’editoria americana e a conquistare il maistream mettendo in scacco i colossi della Marvel e della DC Comics. I due film, girati magistralmente da Rodriguez, fanno scuola nel loro genere e rappresentano il modo in cui si devono spendere bene i soldi che le varie produzioni cinematografiche hanno a disposizione. Il modo in cui può essere trasposto un fumetto rispettando le tempistiche delle azioni e la fotografia delle scene. È godibile, divertente, gore, thriller, tutto quanto ci si aspetta da una storia in cui non ci sono buoni ma solo cattivi e più cattivi.
A me ha dato la stessa soddisfazione di entrambi i film tratti dalla serie di 300. Ho ricevuto quello che mi aspettavo. E questo coi film di oggi succede davvero raramente.

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