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Il conformista di Alberto Moravia, la post-recensione

Il conformismo è uno dei mali da cui bisognerebbe tenere lontane le nuove generazioni. E’ un condizionamento mentale, quasi una forzatura fisica a far parte di un gruppo sociale accettandone le regole spietate e i canoni sproporzionati per godere del vantaggio effimero di essere “normali” solo perchè tutti fanno questo o dicono quest’altro, perchè si è fatto sempre così e perchè è più comodo e meno dispendioso, in termini di lavorio cerebrale, appiattirsi su questo schema.

Appiattire: questo è quello che fa il conformismo. Ci appiattisce sopprimendo le qualità degli uni e livellando le lacune degli altri.

Ne Il conformista, lo scrittore romano Alberto Moravia indaga proprio quest’aspetto della società moderna attraverso la vita di un personaggio fittizio ma che è succube di questo condizionamento spietato che porta l’uomo a rinunciare alla propria sfera emotiva, alle proprie aspettative di vita e in ultimo alla felicità pur di essere un uomo come tutti gli altri.

Marcello Clerici è un ragazzino pieno di problemi irrisolti a causa di una famiglia che seppur cerchi di nascondere i problemi, in realtà li inocula come virus nella sua psiche. Egli cerca invano l’approvazione altrui per giustificare ogni singolo atto della sua giovane vita, brama di riconoscere le sue passioni e le sue mancanze negli altri per sentirsi come loro: perchè per Marcello essere diverso dagli altri è male. Per il piccolo Marcello il conformismo è un desiderio di normalità: una volontà di adeguazione ad una regola riconosciuta e generale; una voglia di essere simile agli altri dal momento che essere diverso significa essere colpevole.

Tutto nella vita del giovane Marcello è guidato da questa ricerca di conformismo. Non c’è un solo aspetto della sua vita che deve sfuggire allo schema perchè sennò lui non può sentirsi integro, pulito, in grado di rapportarsi con il mondo esterno. In questo modo i fatti importanti nella vità di Marcello risultano edulcorati dai suoi comportamenti deviati, egli non capisce cosa gli accade e non sa discernere se quanto stia succedendo sia bene o male, se lo rende felice oppure no. L’unico modo che ha per interpretare la realtà è un elenco di regole di comportamento sul quale fa riferimento precludendosi così ogni gioia della vita. Man mano che seguiremo il procedere della vita di Marcello ci accorgeremo quanto il conformismo sia un male deleterio e non necessario per un uomo e quanto la sua ricerca esponga gli individui a pensieri facinorosi e lontani da ogni razionalismo o moralità. Il suo errore – confessa ad un certo punto – era stato quello di voler obliterare il vizio di origine della propria vita con mezzi inadeguati.

In questo romanzo Moravia ci descrive una delle tante vittime della società degli anni 50 che era avvinta dagli stessi demoni che oggi possiamo vedere nella nostra: n questo senso Il conformista è un lavoro attualissimo. Possiamo considerare Marcello come un personaggio distopico, come sarebbe ognuno di noi, se avesse sempre scelto la via più comoda, se avesse sempre fatto delle scelte guidati dalla volontà di non farsi constestare, se avesse annullato la felicità per farsi appiattire contro lo stesso muro e farsi fucilare dall’ignoranza. Marcello pagherà carissima la scelta di conformarsi alla società: in termini umani, psicologici e morali stiamo parlando di una vita sprecata.

In ultima analisi, Il conformista è un romanzo che accende un cerino in quel limbo che c’è tra l’individuo e la società in cui questi vive; un mondo dentro il mondo in cui si nascondono mostri della peggior specie che vengono partoriti e nutriti dalla mente globale e finiscono per distruggere invece la mente del singolo individuo avvincendola con meccanismi che danno conforto sul breve ma che alla lunga finiscono per annientare.

Molti pensano di essere speciali perchè non si allineano facilmente con le decisioni altrui, perchè criticano in maniera sprezzante  gli altri e le loro abitudini, perchè fanno i bastian contrari ad ogni costo, anche quando per farlo passano per imbecilli ignoranti ma purtroppo forse nessuno di loro sa che anche questo è conformismo. Anche l’anti-conformismo, quando diventa esasperato e calcolato, è una forma di appiattimento. L’unica soluzione per resistere a questa piaga sociale è cominciare a pensare al di la dei propri gusti e dei propri interessi, evitare di rimasticare ideologie altrui ma anche prenderle nella giusta considerazione per crearne di nuove. Purtroppo la società in cui viviamo è spietata e tende a conformarci, però noi possiamo resistere considerando che gusti, opinioni e idee non possono sempre dividersi secondo le categorie del giusto e dello sbagliato perchè sono personali e ognuno di noi, attraverso di esse, si completa come parte integrante del tutt’uno a cui apparteniamo.

 

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