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American Sniper: la post-recensione

Che cosa possiamo aspettarci da un regista americano che racconta la storia di un moderno eroe americano in un film dedicato allo spirito americano?

Ci aspettiamo un film che mediamente trabocchi di americanità in tutte le scene fino a sfociare in una sottile e fastidiosa vena di razzismo che è congenito a chi è convinto che la propria nazionalità sia la migliore che potesse capitargli. Lo spirito americano è alimentato da profonde e auto-giustificanti convinzioni che nascono dalla provincia e finiscono per ricevere respiro nazionale proprio grazie (o a causa, se volete) ad alcuni personaggi che vengono considerati per lo più eroi. Non da me ma, il mio parere è opinabile. E in American Sniper Clint Eastwood porta al cinema la storia dell’ultimo eroe americano che ovviamente è un soldato, un Navy Seal per la precisione, e ovviamente ha ucciso tanto prima di diventare La Leggenda. L’ultima fatica cinematografica Eastwood è tratta dal romanzo autobiografico del cecchino Chris Kyle che in quattro missioni in Iraq ha ucciso 160 soldati nemici diventando una leggenda sia per i commilitoni che per l’esercito iracheno.

Con American Sniper Eastwood vuole fondere il tema dell’esaltazione del mito nazionale con quella della complessità psicologica che è tipico dei suoi film: Chris (Bradley Cooper) è un ragazzone del Texas che è cresciuto tra cacce al cervo, rodei e gli insegnamenti di un padre rigido che ha trasmesso a lui e al fratello i veri rudimenti della cultura americana.

Nel mondo ci sono tre tipi di persone: le pecore, i lupi e i cani da pastore. In questa casa non alleviamo pecore e vi ammazzo a cinghiate se diventate dei lupi.

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Partendo da queste basi cosa diventaranno secondo voi Chris e il fratellino? Cani da pastore? Sbagliato: soldati! E, Chris in particolare, diventa un Navy Seal per difendere il proprio paese perchè è il paese più bello del mondo dai nemici che da tutte le parti vogliono conquistarlo.

Ora, American Sniper è sicuramente un film di guerra in cui si sublima il tema centrale del lavoro di Eastwood, quella sfida dell’uno contro tanti che è tipica del personaggio. Pensate a Per Un Pugno Di Dollari e alla scena in cui Joe Lo Straniero (Clint Eastwood) si presenta di fronte Ramon Rojo con un pezzo di metallo sotto il poncho; pensate a Million Dollar Baby a Gran Torino e a Invictus: c’è sempre il protagonista che da solo, attingendo solo alla sua determinazione, deve conquistare la vittoria, per modo di dire. Questo tema è adatto a raccontare la storia di un cecchino che, da solo, deve trovare concentrazione e sangue freddo per premere il grilletto prima che i nemici facciano fuori i suoi compagni.

Mi è piaciuto

– Bradley Cooper. Questo attore continua a sorprendermi in positivo sin dalle prime apparizioni. In questo film è diventato una massa di muscoli senza cervello, lontano anni luce dal personaggio di Una Notte Da Leoni.

– come Clint Eastwood ha romanzato la storia di Kyle senza essere invasivo e cercando di riportare sullo schermo l’aspetto più umano di un soldato che, per professione e definizione, deve uccidere altri soldati. Kyle è un uomo che viene dalle profondità della provincia americana, con una cultura che facilmente è sotto la media, e lotta nella convinzione di difendere il proprio paese e i propri compatrioti, e in questo è integerrimo. E’ un uomo che viene cambiato profondamente dalla guerra e deve ancora lottare contro se stesso per ridiventare il marito e il padre che i propri familiari meritano dopo tanti giorni di angoscia e sofferenza.

– come sono state gestite quasi tutte le scene di guerra, con la profondità dell’ambiente ed evitando di inserire il classico soldato spaccone che vive per uccidere che è tipico dei film di guerra scarsi; la tensione che si genera in queste scene, poi, è perfettamente funzionale alla trama e ci fa capire contro cosa deve fare i conti un cecchino.

– come il film sia allineato con il messaggio che vuole trasmettere che, sebbene sia lontano anni luce dal mio modo di pensare ed essere, non viene in alcun modo mitigato per adattarlo ai palati raffinati del pubblico non americano. Ribadisco: per me Kyle non è un eroe ma solo un uomo che ha agito in un certo modo perchè è ha vissuto in un certo ambiente. Questo non toglie però che non si possa comprendere il perchè abbia agito in quel modo.

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Non mi è piaciuto

– Sienna Miller. Me la possono agghindare come vogliono ma non la riconoscerò mai. Anonima.

– quello che credo sia stato un errore voluto per giustificare metà film. Dalle ricerche che ho fatto sembra che Kyle abbia smesso i panni del cecchino nel 2009, cioè due anni prima dell’attentato alle Torri Gemelle, che invece nel film è precedente alla partenza del cecchino per l’Iraq. Questo voler far leva sul sentimento di vendetta mi è sembrato eccessivo in un film che esaltava la figura di un soldato che ha ucciso comunque 160 persone al di là del fatto che fossero soldati nemici.

– in alcune scene sembra che si spari un po in tutte le direzioni giusto per fare confusione e per farci distinguere nettamente la guerra dal punto di vista di un marine o di un cecchino

– ad un certo punto, senza spiegazioni, Kyle finisce per comandare un’intera squadra. Com’è successo?

– come sono stati rappresentati i combattenti iracheni. Malvagi, spietati e senza alcuna umanità. Probabilmente è davvero così ma in una storia dove devi esaltare un soldato americano ci starebbe bene qualche scena in cui si capiscano anche le motivazioni del nemico perchè mi chiedo: i guerriglieri di Al-Qaeda si sono svegliati un giorno e hanno deciso di odiare gli americani giusto perchè erano annoiati?

– l’inserimento del cecchino iracheno. Sappiamo che anche i guerriglieri avevano i cecchini ma non credo che ci fosse bisogno di creare un alter ego di Kyle, di cui non ci viene detto nulla a parte il nome, con cui sublimare la grandezza di quest’ultimo. Di questo cecchino abbiamo intuito che avesse anche lui una famiglia ma nient’altro. Questo passaggio mi ha ricordato tantissimo Il Nemico Alle Porte di Jean Jacques Annaud dove un altro eroe nazionale, stavolta russo, Vasilij Zajcev, combatteva contro il maggiore delle SS Erwin Konig a colpi di fucile di precisione. In questo film entrambi i cecchini erano caratterizzati bene e avevano un certo spessore. Anche la scena iniziale della caccia al cervo è simile nei due film. Troppo, troppo simile.

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Nel complesso American Sniper è un film ben strutturato e costruito che piacerà tanto a chi ama le tematiche che ho descritto prima, a chi adora i film di guerra con molte scene di combattimento e ai fan del lavoro di Clint Eastwood. Posso dire che il film mi è piaciuto anche se non amo particolarmente i film di guerra e anche se questo film non centra manco da lontano l’obiettivo di spiegare la psicologia della vita da soldato e di quello che ne deriva: un aspetto che invece è il punto centrale della serie Band Of Brothers dove si capisce perchè nel 1978 Francesco De Gregori cantava perchè la guerra è bella anche se fa male…

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