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Atarassia Grop: l’urlo del combat rock italiano

Non è vero che la musica italiana manca di generi oltre alla cosiddetta “musica leggera” solo che spesso è difficile far conoscere in maniera capillare un prodotto discografico poiché la cultura musicale nel nostro paese tende pericolosamente verso lo zero assoluto.

Abbiamo infatti avuto band veramente innovative (all’epoca) come La Premiata Forneria Marconi e gli Area di Demetrio Stratos, o più moderne come i Modena City Ramblers.

Però basta tenere le orecchie e gli occhi aperti per carpire quei piccoli input che altrimenti verrebbero perduti nelle pieghe di giornate piene di impegni e preoccupazioni.

E allora mi è capitato di comprare l’Internazionale perché c’era una storia del fumettista romano Zerocalcare e di trovarci dentro (al giornale e alla storia) il nome di un brano e dell’artista che lo ha composto: l’Oltretorrente di Atarassia Grop. Faccio una rapida ricerca e scopro una band targata 1993 che porta avanti due temi a me molto cari: il combat rock e i partigiani italiani.

E infatti in l’Oltretorrente i ragazzi comaschi esaltano la strenua difesa dell’omonimo quartiere di Parma da parte dei suoi abitanti contro gli squadroni fascisti. E per quanto mi riguarda già tanto valeva a farmeli amare giacché Oltretorrente è anche il titolo di uno dei romanzi di uno dei miei scrittori preferiti, tale Pino Cacucci, che a ribelli e partigiani ha dedicato la quasi totalità della sua produzione letteraria.

Se anche stanotte durasse cent’anni sorrideremo inchiodati alla croce, morte fatti da parte che passa la libertà.

Ma poi ci sono L’ultimo minuto di Gianna e Il testamento del Neri, brani dedicati rispettivamente a Giuseppina Tuissi e Luigi Canali, due partigiani sacrificati sull’altare della libertà. Se l’Oltretorrente è un brano carico di rabbia, questi altri due sono invece delle vere e proprie poesie musicali con testi che arrivano direttamente all’anima costruiti sull’utilizzo di parole e passaggi evocativi che suscitano immagini e sensazioni per chi, come me, ha un debole per questo tipo di storie.

E’ tanto evidente anche a chi non vuol capire che al mulo si dan botte solo se non vuol partire
Ed è così che han preso a calci questa donna silenziosa, fiera come una bandiera, fragile come una rosa

 

Ai figli di una giustizia che ha sempre nascosto la mano del boia
Lascio l’amara incombenza di riconoscersi figli di Troia
Ai figli del vostro domani lascio la mia e non la vostra memoria
Che imparino la differenza che corre tra la menzogna e la storia

 

C’è poi Spalle al muro in cui i ritmi diventano di nuovo rabbiosi e oscillano tra il combat rock stile Clash e il punk dal sound tipico degli anni 90; anche in questo caso il testo è la parte più curata e di impatto: se infatti il sound può sembrare oggi decisamente fuori moda è nella parte dei vocals che si concentra l’attualità del pezzo.

Scriverai sul muro le parole
Che tenute dentro fanno male
L’inchiostro è il tuo dolore
Le scriverai col cuore e non potrà lavarle il temporale
Sei parole scritte sul cemento
Tanto grandi da sembrare cento

E veniamo a Ad ogni passo dove il sound si riaddolcisce assorbendo la chitarra raggae per fare da contorno un altro testo dai significati profondi che risulta sempre essere veramente attuale. E i ritmi reggae continuano anche in Anime Di Plastica.

Vi ho riconoscuto per quello che siete, anime di plastica

Non può mancare il brano dedicato al Ché e infatti eccolo: Terra e Libertà.

E poi c’è Canzone di Gennaio, un brano in cui si fondono combat rock e citazioni d’altissimo livello culturale di De Andrè e di Cesare Pavese….

Avevi ragione tu quando mi cantavi che un diamante non ha il cuore
Avevi ragione tu quando mi dicevi che dal letame nasce sempre un fiore
Da quando stai sulla collina, niente è cambiato, tutto è com’è stato prima
C’è ancora gente che si proclama assolta ma come una volta
E’ sempre e per sempre coinvolta

Personalmente amo la musica divulgativa che prende una chiara posizione nei confronti della società che vuole raccontare e ancora di più adoro testi nei quali posso identificare i miei pensieri: per come la vedo io la musica deve fare proprio questo, fornirti con parole e sinfonia una spiegazione alle teorie che ti frullano in testa. Dipendesse da me band come gli Atarassia Grop li farei studiare a scuola alla voce “Partigiani” ma credo che nessun professore oggi perda più di 5 minuti a raccontare ai più piccoli chi sono stati i partigiani e cosa hanno rappresentato per questo paese.

Forse penso in questo modo perché il mio maestro delle elementari ci faceva cantare Bella Ciao tutte le settimane. E a tal proposito provata ad ascoltarne la versione degli Atarassia Grop intitolate Novembre ’43.

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