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B..B..B..Birdman is the word

Nel mondo dello spettacolo c’è una differenza sostanziale tra arte e celebrità. Molti credono che la prima implichi la seconda e viceversa ma non è sempre così: un artista può non diventare celebre mentre una celebrità può essere tale anche senza essere un’artista. In questo senso riscattare la propria immagine diventa quasi un obbligo che si persegue con ossessione costante.

Il problema è che i risultati non sono sempre quelli sperati. E a lungo andare ci si può impazzire.

Quando diversi mesi fa vidi per la prima volta il trailer di Birdman rimasi di stucco e mi chiesi cosa avesse spinto un regista serio e impegnato come Alejandro Gonzalez Iñaritu a dirigere un film su un supereroe, anzi, per essere sincero pensai proprio che anche uno tra i registi tecnicamente più dotati che conoscevo si fosse venduto alle logiche del commercio e avesse proposto il solito filmone tutto botte, botti, machi e tette buono per riempire le sale e le tasche dei produttori.

Mi sbagliavo su tutta la linea e mi scuserei personalmente con Alejandro Gonzalez Iñaritu se potessi incontrarlo.

Birdman o L’imprevedibile virtù dell’ignoranza è una scommessa sotto l’aspetto tecnico e tematico che a mio avviso è stata vinta e con pieno merito.

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La scelta di usare un metodo di ripresa particolare, con la camera praticamente in faccia agli attori, il piano sequenza quasi infinito e la colonna sonora sensibile alla scena ma minimalista sono i punti di forza dell’aspetto più squisitamente tecnico di qusto ottimo film. In parole povere, il regista ha scelto di girare quasi tutto il film senza mai staccare le scene l’una dall’altra: per esempio, se un attore è in una stanza e deve parlare con un altro attore in un altro ambiente non ci sarà uno stacco tra un ambiente e l’altro ma piuttosto la camera seguira il primo attore che si reca nella zona dove dovrà avvenire la seconda scena. A mio avviso questa scelta, rischiosissima, da al film una profondità pazzesca e non ti distrae dai dialoghi e dalle azioni dei vari personaggi. La colonna sonora, ovvero un brano jazz per percussioni, accompagna i movimenti dei personaggi sottolineando il clima emotivo con i cambiamenti di ritmo.

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Le riprese ravvicinate dei volti degli attori poi sono un colpo di classe ancora maggiore, specie se il cast è di un livello espressivo e recitativo così alto. Sinceramente avevo sempre cottovalutato Michael Keaton che ho scoperto essere un attore straordinario che sa bene come si sta davanti alla macchina da presa; lo stesso dicesi per Edward Norton, che continua a non piacermi ma che in questo film ho trovato perfettamente allineato con il ruolo che ha interpretato. Aggiungiamoci una Emma Stone bellissima e naturale e una Naomi Watts affascinante come non mai e abbiamo fatto il pieno. Anzi no, perchè ho tralasciato l’attore che secondo me è il più importante per capire il senso del film: Zack Galifianakis. Proprio lui, l’Alan di Una Notte Da Leoni da dimostrazione di una bravura che trascende il ruolo comico che l’ha reso famoso.

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L’altra scommessa vinta ma pericolosa quanto e più dell’altra riguarda i contenuti.

Riggan Thomson (Keaton) è un attore famoso per aver interpretato la serie di blockbuster su Birdman, un supereroe col piumaggio azzurro. Dopo il successo di Birdman però Riggan non è riuscito a scrollarsi di dosso questo personaggio che gli ha bloccato, infine, la carriera e, cosa peggiore, gli è rimasto talmente dentro che ogni tanto ne sente la voce, scurrile e fastidiosa, dentro la testa. L’impresa che Riggan vuole compiere è insieme artistica e personale: portare sul palcoscenico teatrale una sua sceneggiatura di un classico della letteratura americana e risolvere il difficile rapporto con la figlia Sam (Emma Stone). Aiutato quindi dall’amico avvocato Jake (Zack Galifianakis) e dai colleghi Lesley (Naomi Watts) e Mike (Edward Norton) Riggan cercherà di portare a termine il suo progetto tra mille tra difficoltà tecniche e limiti umani.

La scommessa di Alejandro Gonzalez Iñaritu sta nell’aver scelto di realizzare un film di tagliente e pesante critica (e mica tanto velata) al mondo dello spettacolo dove molti attori anche bravi hanno scelto la via più facile per il successo, mettendosi una maschera (o un’armatura, povero Robert Downey Jr.) per sbancare il botteghino nella più assurda e stupida logica del guadagno. Il massimo risultato, in pratica, con il minimo rischio: un filmaccio action, le partecipazioni agli show annessi e connessi, eventuali spin-off, action figures e merchandise vario. Insomma una pacchia ma a quale prezzo? Basta vedere come si è ridotto Riggan.

Un altro attacco spietato è contro la critica artistica e a questo punto occorre che vi racconti un rapido aneddoto che riguarda i minuti in cui aspettavo che aprissero la sala del cinema.

Sfogliando una nota rivista di cinema mi è capitato di leggere un trafiletto di una critica e giornalista che aveva il dente parecchio avvelenato con chi su Youtube, sui blog e sul web in generale si dedica alle recensioni dei film che ha visto. Secondo questa giornalista, me medesimo con questo blog e tutti gli altri di cui sopra parliamo senza cognizione di causa, giudichiamo con l’occhio dell’inesperto e finiamo per dare giudizi sommari che vanno a rovinare il suo lavoro e quello dei suoi colleghi. Tutto questo solo perchè – dice lei – per poter parlare di un film si deve conoscere il regista Tizio, lo sceneggiatore Caio o il fotografo Sempronio. Che ovviamente possono conoscere solo loro critici, noi comuni mortali no. Non è che forse ogni tanto qualcuno di noi usurpatori ha centrato l’obiettivo e per questo vi rode un po il sederino??

Per quanto mi riguarda questa cosa si commenta da sola ma ad un certo punto nel film appare una critica che è in grado di decidere le sorti di uno spettacolo solo scrivendo una recensione: se è positiva avrai successo, in caso contrario avrai investito tempo e soldi nel nulla. Ovviamente la signora in questione finisce per dare giudizi sommari pieni di cattiveria gratuita. Che la rivista che leggevo sia stata profetica? In Birdman l’attacco alla critica è diretto e tagliente tant’è vero che basta una sciocchezza per fare cambiare la decisione da merda a capolavoro assoluto nella più cretina delle dinamiche mentali. Io ritengo che i critici siano pressocchè inutili poichè l’arte si fa per il pubblico e solo il pubblico è in grado di decretare successi invece di insuccessi e poi, se si dovesse tener fede a quello che dicono i signori critici, ad esempio, Il Grande Lebowski non avrebbe dovuto essere girato. Ma brutti stronzi imbecilli….ok basta…mi calmo.

Davvero, basta solo un po di spirito critico per poter dire che un film non mi è piaciuto anche se era fatto bene, cosa che io dico (e adesso l’amico Soncox s’incazza) de Il Gladiatore.

Tornando a Birdman e chiudendo devo solo farvi una domanda: Verità o Obbligo?
Verità: Birdman è un film strepitoso
Obbligo: andate a vederlo

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Davvero: andate a vederlo!!!

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