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L’improvviso bagliore della notte

Aveva incontrato spesso persone che ripetevano frasi di vecchi film. C’era stato un ragazzo con cui aveva diviso la casa che ripeteva il passo biblico fasullo di Pulp Fiction, un altro che era fissato con il discorso di Massimo Decimo Meridio ne Il Gladiatore e un altro ancora che aveva imparato a memoria le battute di pessimo gusto delle commedie stile American Pie; poi c’era il tizio invasato della fumetteria che parlava come un personaggio de Il Signore Degli Anelli e, se pescava bene nella sua memoria, ricordava almeno un paio di ragazze che avevano citato Dirty Dancing o Ghost.

Nessuno che conosceva però aveva citato quel film prima d’ora. Con il passare del tempo si era quasi convinto di essere uno dei pochi a conoscerlo e ad averlo visto e non si sarebbe mai aspettato di sentir ripetere la battura clou del film da una ragazza che, come lui, ravanava nello scaffale della libreria nella sezione Biografie di musicisti. In verità si era sempre detto di smetterla di comprare libri che raccontavano la vita di artisti morti da decenni ma aveva sempre rimandato tale proposito e di li a poco sarebbe stato non poco felice di averlo fatto.

L’improvviso bagliore della notte. Questo era il titolo del film in questione a cui era tanto affezionato da ritenerlo quasi un pilastro portante della propria sanità mentale. La pellicola, scritta e diretta da un regista polacco dal nome impronunciabile, era realizzata in bianco e nero con una sola scena in piano sequenza e due soli attori che, attraversando le vie della città durante la notte, si scambiavano opinioni e pensieri anche se non si erano mai visti prima. L’intreccio dei dialoghi era artisticamente costruito per far pensare che quei due stessero facendo conoscenza invece la maggior parte delle battute era rivolta allo spettatore e ne voleva stimolare la curiosità. Quando il discorso tra i due protagosti raggiungeva l’apice emotivo, uno dei due diceva “ Ammetto che a volte c’è un bagliore improvviso dentro questa notte eterna che chiamiamo vita”.

Questa era proprio la frase che aveva ripetuto la ragazza mentre guardava due libri con il chiaro intento di decidere quale comprare. Vincendo la timidezza lui gli chiese dove avesse sentito quella frase e fu con stupore e una punta di risentimento che registrò la risposta: L’improvviso bagliore della notte era il film preferito anche di quella ragazza. Quindi qualcuno era entrato in un territorio che egli riteneva solo suo e adesso ne rivendicava la scoperta? Quella che sentiva era rabbia? No, sarebbe stato stupido. Sorpresa? Quello sicuramente. Disagio? Poteva essere. D’altra parte era la prima volta che trovava un’altra persona che conoscesse il film ma, nel caso in questione, la ragazza aveva anche detto che era il suo film preferito e questa conclusione fece dileguare qualsiasi altra sensazione, risentimento, rabbia o disagio che fosse. Pieno di gioia per la scoperta, però, dovette imparare in pochi secondi la differenza fra la realtà e i cartoni animati che guardava da piccolo: Oliver Hutton, ad esempio, poteva stare una settimana a riflettere prima di calciare il pallone, un tempo durante il quale gi sportivissimi avversari non si sarebbero mossi nell’attesa che si fosse deciso a tirare; ma nella vita reale, mentre lui ragionava su sconfinamenti virtuali e sentimenti connessi, la ragazza si era già allontanata e, pagati i suoi acquisti, stava uscendo dalla libreria.

Riuscì miracolosamente a raggiungerla prima che si confondesse con la folla e ancora più miracolosamente riuscì a non sembrarle un maniaco sessuale vista la foga con la quale la approcciò. Nonostante la perplessità iniziale, la ragazza acconsentì a farsi accompagnare per un pezzo di marciapiede mentre lui conduceva un’attenta analisi sulla sua preparazione riguardo a L’improvviso bagliore della notte. L’indagine si concluse con un verdetto che lo scioccò: quella ragazza ne sapeva sicuramente quanto lui se non addirittura di più. Nessuno dei due si era accorto di quanto questa situazione cominciasse a diventare surreale ma poi fu lei a prendere l’iniziativa così si decisero a continuare la discussione davanti a una tazza di caffè come facevano gli esseri umani sani di mente.

Scoprirono che entrambi avevano le stesse opinioni sulle specifiche battute del film, che ne percepivano allo stesso modo le emozioni e che se anche le circostanze in cui lo avevano conosciuto e i motivi per cui lo amavano fossero completamente diversi, ciascuno dei due aveva trovato in quei 70 minuti di pellicola la medesima ragione d’essere. Su alcuni aspetti invece si scontrarono simpaticamente riuscendo a sorridere delle loro opinioni divergenti. Lui sosteneva che il messaggio del film fosse ottimista, un qualcosa del tipo “se anche la vita può sembrare oscura come una lunga notte c’è sempre un bagliore che ci mostra la strada” mentre lei invece era convinta che non ci fosse alcun tipo di messaggio; lui diceva che la protagonista del film era la vita stessa, lei credeva che fosse la notte.   Sembravano due bambini che si raccontavano a vicenda le caratteristiche del loro giocattolo preferito, incuranti del mondo circostante fatto di occhiate veloci e giudizi altrettanto veloci. Loro amavano L’improvviso bagliore della notte proprio per la lentezza con cui procedeva, per la totale assenza di velocità che metteva in risalto i particolari del dialogo.

Dopo quasi tre ore di piacevoli chiacchiere venne infine il momento di salutarsi. Ci si aspetterebbe che i nostri due amici abbiano stretto un’amicizia particolare, magari anche qualcosa di più, perchè si è abituati a seguire la lezione platonica del mito delle due metà ma non successe niente di tutto questo. I protagonisti di questa storia non stanno insieme e dal quel giorno non si sono più rivisti e forse non si rivedranno mai più ma in ciascuno dei due è rimasto un improvviso bagliore nella notte eterna che chiamano vita rappresentato dal loro incontro.

Mick

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