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Her: l’amore e la fantascienza insieme

Ci sono film che si vedono con gli occhi, film che si vedono con lo stomaco e film che si vedono con il cuore. Poi ci sono i film che si vedono con l’anima e sono quelli più pericolosi perchè ti rimangono dentro e ti cambiano, ti portano a modificare il tuo modo di pensare e di percepire determinate sensazioni, per restare in tema di fantascienza, ti aggiornano il software di sistema dell’anima.

Ma per fare tutto ciò è necessario che la tua anima sia aperta a questo cambiamento: si deve possedere un’anima elegante per capire un film come Her di Spike Jonze. E non è una questione di presunzione o di snobismo ma piuttosto un invito a mettere da parte la monnezza che ogni giorno il mondo ci propina e provare a farci toccare l’anima da questo tipo di storia, a comprenderne a livello viscerale il significato, a farci trasportare oltre il nostro modo di pensare.

Her è un film di fantascienza, indubbiamente, ma è anche una storia d’amore o, meglio, una storia sull’amore, sulla nostra percezione dell’amore come l’unica follia universalmente accettata dalla società.

La struttura del film è molto semplice e usa soluzioni narrative lineari per raccontarci la storia di Theodore.

Theodore è uno scrittore che per vivere scrive lettere per conto di altri. In un futuro non precisato, in cui è ambientato il film, chiunque voglia scrivere una lettera ma non ne ha i mezzi può rivolgersi al nostro protagonista che utilizzerà tutta la sua bravura e competenza per assolvere all’incarico. E Theodore è molto bravo nel suo lavoro.

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Purtroppo per lui a tanta bravura in ambito professionale non corrisponde altrettanta attenzione sul piano personale per cui noi lo conosceremo subito dopo aver rotto il rapporto con la moglie Catherine che lui ancora ama in maniera alquanto profonda nonostante tutto.

Ma nella vita di Theodore sta per succedere qualcosa di assolutamente destabilizzante che gli farà affrontare tutti i suoi problemi nei confronti dei sentimenti e che comincia con una installazione sul pc di casa.

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Ecco, ora devo stare molto attento a quello che scrivo perchè non voglio rovinare il film a chi ancora non lo ha visto e sta leggendo questo post.

Nella vita di Theodore, dunque, arriva una nuova amica e compagna che catturerà non poco la sua attenzione anche se l’unico modo per interagire con lei è attraverso una videocamera e un auricolare.

E’ questo il punto in cui Her diventa bellissimo. Ed è anche il punto in cui ho risettato l’audio sulla lingua originale poichè, scusate la cattiveria, la voce della nuova amicizia di Theodore in versione doppiata è di Micaela Ramazzotti (appena passabile) mentre in inglese è di Scarlett Johansson: giusto un pelino più..vabbè mi avete capito.

Il rapporto tra Theodore e l’amica virtuale monopolizza tutta la seconda parte del film e ci porta a fare i conti con la nostra percezione dei sentimenti: di pari passo al nostro eroe infatti il modo in cui egli interagisce con la voce ci costringe a riflettere non poco su quello che sappiamo (e non sappiamo) sull’amore e sul rapporto con un’altra persona.

Mi fermo qui perchè sarebbe impossibile continuare senza spoilerare.

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Personalmente devo dire che Her mi è piaciuto tantissimo. L’ho guardato con un coinvolgimento quasi mistico, come se fossi io stesso dentro al film, e scena dopo scena mi ha lasciato una bellissima sensazione che è cresciuta sempre di più, per non parlare di una consapevolezza che arriva dopo pochi minuti dalla fine. Parla d’amore e di fantascienza senza che questi due temi si distruggano a vicenda o finiscano per prendere il sopravvento l’uno sull’altro; nessuno dei due finisce per occupare tutta la storia ma anzi, si alternano a fare ora da sfondo e ora da filo conduttore per fare avanzare la narrazione.

Tecnicamente  Her ha una bellissima fotografia e un sonoro molto delicato, il montaggio è ineccepibile ma quello che mi ha convinto di più è stato il cast: perfetto.

Ammetto di aver sempre sottovalutato Joquin Phoenix e di averlo rivalutato pesantemente nell’ultimo periodo. In questo film la sua interpretazione è stata perfettamente allineata con il clima emozionale creato dal film, non è mai uscito fuori dal seminato e non è mai diventato più importante del film come succede spesso con altri attori di grosso calibro. Secondo me, e non penso di esagerare, è uno degli attori più preparati di Hollywood. Ottimo lavoro di interpretazione anche per Amy Adams e Rooney Mara le quali avevano il compito di non mettere in secondo piano la voce dell’amica di Theodore nonostante entrambe avessero anche un bell’aspetto su cui puntare. Invece tutte e due hanno fatto perfettamente la loro parte senza invadere la storia con la loro presenza.

Her è l’esempio che se hai una bella idea e ti mettono a disposizione i mezzi per realizzarla non serve complicare le cose e nemmeno adattare il prodotto al pubblico. Perchè la semplicità ha sempre pagato e sempre pagherà a patto che si lavori con coscienza e competenza per proporre la tua idea di film, non quella che la gente vuole vedere.

A me le storie d’amore annoiano perchè finiscono sempre per fare leva sulle stesse dinamiche e per proporre il tema come una grande cascata di miele appiccicoso mentre esistono delle soluzioni narrative in cui l’amore è centrale alla vicenda ma non diventa pericoloso per il mio colesterolo: pensate a Dracula di Bram Stoker, Interstellar, Cast Away On The Moon e, su tutti questi, azzardo, Her.

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