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Samba pa ti, “quasi” bello

Ero andato al cinema per vedere l’ultimo degli Avengers ma poi mi è apparso il faccione di Omar Sy e i nomi dei registi di Samba, film francese sull’immigrazione e il significato delle relazioni umane, Eric Toledano e Olivier Nakache che mi avevano divertito assai con il precedente Quasi Amici. E poi c’era la non trascurabile presenza di Charlotte Gainsbourg.

Com’è prerogativa di Toledano e Nakache, il film sviscera tematiche complesse e d’attualità come l’immigrazione e l’integrazione ma le vuole trattare con freschezza e leggerezza; a questo si aggiunge un respiro più intimista che punta il dito sull’utilitarismo delle relazioni tra gli individui e sul significato dei rapporti umani.

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Samba (Omar Sy) è un trentenne senegalese che lavora regolarmente da 10 anni a Parigi ma che per un problema burocratico finisce per entrare in clandestinità. La sua sorte starà molto a cuore alla volontaria Alice (Charlotte Gainsbourg) che troverà subito affinità con questo ragazzone simpatico.

Samba è un film pieno di significati che si erge sulla solidità del cast e su una storia che non diventa mai smielata o patetica anche quando assume i contorni di una vicenda sentimentale oppure di critica allo stato attuale del tema dell’integrazione degli immigrati. Si ride di pancia e di gusto alle battute e anche quando il registro vira su emozioni più riflessive non diventa mai retorica fine a se stessa.

Omar Sy è divertentissimo. Questo attore francese di origini senegalesi è stato una scoperta ai tempi di Quasi Amici e si conferma essere un vero animale da cinema riuscendo a interpretare una vicenda che lo tocca da vicino senza farsi sopraffare dall’emozione.

Charlotte Gainsbourg invece aggiunge quel tocco di eleganza borghese che fa da contrappunto alla caciaronaggine di Sy e nonostante l’età non sia delle più verdi, da comunque molti punti ad attricette slavate che non valgono nemmeno un’espressione facciale della figlia di Jane Birkin e Serge Gainsbourg.

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Sebbene sia un film francese, in Samba ci sono moltissimi dialoghi e in generale c’è un netto discostamento dalla cinematografia tradizionale transalpina che predilige la profondità degli sguardi alle parole, i paesaggi mozzafiato ai dialoghi e le atmosfere alle discussioni fino quasi a diventare fin troppo stucchevole. Proprio qui sta la piccola pecca del film: essersi avvicinato troppo ai registri e alle dinamiche di Hollywood che sono dedicate ad un pubblico smaccatamente ingordo di immagini e situazioni mentre a mio avviso sarebbe stato meglio rimanere su un registro più europeo e quindi realista.

In conclusione Samba vince per la leggerezza e insieme l’eleganza con le quali viene trattato un tema spinoso che riesce a trasformare gli uomini in bestie acefale.

Personalmente lo userei come Cura Ludovico per tutti gli ignoranti che hanno sempre una parola o un commento razzista per la situazione attuale del Mediterraneo.

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