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The Walking Dead: rimandata a settembre

serie tv

Ci sono delle serie TV che diventano un riferimento per un genere e poi un cult, che generano proselitismo esagerato e fan sfegatati che non vedono o fanno finta di non vedere i vari difetti: The Walking Dead è proprio una di queste.

La serie basata sui fumetti di Robert Kirkman e adattata sullo schermo dal regista Frank Darabont va in pareggio e può essere classificata come uno di quei prodotti senza infamia e senza lode ai quali manca qualcosa per essere davvero dei cult ma che al tempo stesso hanno tanto per non essere delle emerite schifezze.

Sotto certi aspetti The Walking Dead è davvero un prodotto di riferimento ma sotto altri ti fa venire voglia di chiamare regista e sceneggiatori per mandarli a quel paese in tutte le lingue del mondo ma…andiamo con ordine.

Il punto di forza di The Walking Dead è sicuramente la realizzazione estetica degli zombi.

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A differenza di altri prodotti del tipo survival con zombi, qui la realizzazione dell’aspetto visivo delle creature è davvero fantastica e soprattutto è eccezionale la varietà delle tipologie di non morto che danno una ottima profondità e una buona credibilità di base alla storia. Anche l’atteggiamento degli zombi è vincente: presi da soli sono innocui quasi come agnellini ma in branco diventano pericolissimi e se poi riescono a circondarvi allora è la fine. Gli zombi di TWD sono attirati dai suoni e al tempo stesso, essendo esseri in continua decomposizione, deperiscono e quindi si indeboliscono man mano che le stagioni si susseguono. In conclusione gli zombi sono un punto a favore di The Walking Dead.

Peccato che tanta perizia non sia stata usata per rappresentare invece la controparte umana della storia.

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Passi per la prima stagione ma continuare a fare andare avanti alcuni dei protagonisti senza che la loro evoluzione (o de-evoluzione) abbia un qualche senso logico è una mancanza piuttosto grave, per non parlare poi del loro aspetto fisico. Partiamo dal protagonista, Rick Grimes. Rimane un paio di mesi attaccato a un macchinario d’ospedale e ad una flebo (infinita si direbbe) mentre il mondo va in malora e quando si sveglia (con la barba perfettamente curata!) barcolla allegramente verso l’uscita dell’ospedale deserto. Dopo due mesi di coma!! Inizio a parte, Rick non mi ha convinto per niente come personaggio principale tant’è vero che non mi avrebbe fatto alcun senso vederlo schiattare al posto di qualche altro personaggio più equilibrato (dal punto di vista della sceneggiatura) come il vecchio Dale, Hershel o Merle. A dimostrazione di questo basta pensare al fatto che alla lunga esce moltissimo il personaggio di Daryl, talmente tanto che nell’ultima stagione hanno pensato bene di tappargli le ali. A lui come a Michonne. Altro personaggio insensato è quello di Andrea. Cambia atteggiamento da una serie all’altra come cambia il vento nel mese di maggio, prima amorevole sorella, poi aspirante suicida, poi incazzosa vendicatrice e infine ameba senza arte nè parte. E così ci lascia le penne. Vogliamo poi parlare del piccolo Carl? Uno psicotico bipolare pericolossisimo con un’arma in mano che ha lo stesso sguardo di Charles Manson all’apice della sua follia.

L’unico personaggio che mi ha convinto e che non sembra un cartonato di un attore (oltre ai miei preferiti Daryl, Michonne e Glenn) è Philip Il Governatore. Un villain davvero coi controcazzi, pazzo, visionario, bipolare anche lui, stronzo fino al midollo e quasi immortale come la peggiore erba marcia che esista al mondo. Vorrei uno spin off solo sul suo personaggio per capire la sua evoluzione.

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Un aspetto in cui The Walking Dead mi ha proprio convinto è stato sull’atmosfera e sulla gestione del concetto di sopravvivenza. Le location, la tensione che sale in alcune scene veramente fatte bene, il comportamento degli zombi, tutto questo concorre a creare una sorta di clima destinato a cambiare scena dopo scena non con la tecnica dello spavento (tanto cara ai cineasti di serie B) ma piuttosto con battute, rumori e soluzioni di sceneggiatura calibrate alla perfezione. Poi ci sono munizioni e acqua che finiscono, vestiti che si strappano e le reazioni umani che seguono lo stato d’animo e di salute dei personaggi.

Un piccolo appunto lo devo fare solo sulle distanze spaziali che sembrano contrarsi tra una puntata a un’altra manco fossimo in prossimità di un wormhole.

Bacchettate violente sulle mani invece per quanto riguarda la gestione della storyline e delle stagioni. Ben 5 stagioni per un totale di 67 episodi dei quali la metà perfettamente inutile e quasi offensiva. La ripetitività e la faciloneria con cui sono stati trattati diversi passaggi mi ha fatto spesso e volentieri venir voglia di abbandonare la visione.

Mi spiego: la prima stagione è un pugno nello stomaco per potenza di impatto visivo e tematica ma dalla seconda alla quarta si scende in un canovaccio piuttosto sterile di soluzioni di sceneggiatura che si ricopiano di continuo con lo stesso schema: stabilità-rottura della stabilità-apparizione di un villain psicotico-lotta- vittoria con perdite. Sempre così per tre buone stagioni. Eccheppalle però!

Delle 5 stagioni ne salverei una (la prima) e mezza (metà della quinta), le uniche ad aver proposto coraggio alla regia e bravura in fase di sceneggiatura.

Concludo questo post dicendo che la mia analisi non vuole essere offensiva per nessuno, è solo la mia opinione, l’opinione di un appassionato di cinema e serie tv che anche apprezzando un prodotto non può fare finta di non aver notato qualche difettuccio. Per questo motivo The Walking Dead va in pareggio e viene rimandata a settembre (a ottobre credo) sperando che si accorgano delle mancanze e le correggano.

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