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Ant-Man: l’uomo formica svecchia il Marvel Cinematic Universe

Si dice che una formica possa sollevare svariate volte il proprio peso quindi è lecito aspettarsi che l’uomo formica di casa Marvel Studios possa sobbarcarsi sulle spalle il peso di un intero universo cinematografico che prima de I Guardiani della Galassia stava preoccupantemente sguazzando nella ripetitività. Ma Ant-Man rappresenta davvero il salvatore che aspettavamo?

Devo essere sincero: ero molto scettico riguardo questo film, vuoi per la pubblicità non proprio esagerata o per naturale ed endemica paura nell’affrontare un film con un supereroe che non conoscevo neanche di nome non avendo mai avuto modo di leggere il fumetto. Ragion per cui mi chiedevo come poteva essere forte, pericoloso e temibile un uomo in grado di assumere le dimensioni di una formica. Ebbene, in questo senso Ant-Man mi ha stupito veramente.

Non avendo letto il fumetto (ripeto) tutto quanto dirò sarà relativo al film di Peyton Reed.

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Per cominciare ritengo sia inutile andare a evidenziare quelle dinamiche necessarie a creare il personaggio in questione. In questo senso il canovaccio è sempre lo stesso: tecnologia sensazionale da non fare finire nelle mani sbagliate (e che puntualmente ci finisce), un emerito sconosciuto che viene “scelto” tra lo scetticismo iniziale (e che puntualmente ripaga la fiducia), un protagonista che ha grossi problemi familiari che fatica a gestire (e che puntualmente risolve) e un cattivo che crede di realizzare un sogno (e che puntualmente si fa i cazzi suoi creando guai a tutti). Tutto questo è il Marvel Cinematic Universe e inutile stare qui a commentarlo o denigrarlo, o lo si accetta così com’è oppure niente.

E allora ecco che sullo sfondo appare il ladruncolo Scott che in un qualche ingarbugliato modo finisce per essere assorbito da una contesa decennale tra il geniale dottor Hank Pym, lo S.H.I.E.L.D. e l’HYDRA. Oggetto del contendere è una formula che permette di ridurre le distanze interatomiche consentendo così di rimpicciolire il tessuto organico. Scott diventa Ant-Man per aiutare Pym a difendere la sua scoperta e a salvare il mondo. Tutto qui, trama semplicissima che da forza al film nonostante qualche difettuccio di sceneggiatura…ma con i Marvel Studios ci siamo ben abituati a ciò.

Nel suo complesso Ant-Man perde molta della seriosità tipica dei film Marvel e si avvicina, o forse sarebbe meglio dire si ispira, al clima goliardico de I Guardiani della Galassia; le gag sono meno forzate del solito e, anche se altre forzature ti vengono sbattute in faccia manco fossi Willy il coyote o Gatto Silvestro, alla fine il protagonista ti sta abbastanza simpatico, decisamente più dei suoi amici macchietta che vorresti prendere a martellate sin dalle prime scene. Alla fine ne viene fuori un film molto divertente che ti farà ricredere sulle possibilità dell’uomo formica e sulla figaggine delle piccole ma temibilissime formiche.

 

http://www.cosmicbooknews.com/sites/default/files/imagecache/205_width/wysiwyg_imageupload/1/paul-rudd.jpgNei panni di Scott Lang/Ant-Man troviamo Paul Rudd che ha partecipato anche alla sceneggiatura della pellicola. Rudd è un attore che ha lavorato tantissimo ma nei film sbagliati finendo per diventare quasi un attore ombra. Non ci credete? Avanti: ditemi un film in cui ha recitato e che vi è piaciuto? Difficile vero? Eppure in Ant-Man la sua faccia a tratti seria e a tratti da imbecille ci sta benissimo proprio perchè il clima che si respira non è quello serioso da Sono un dio di Asgard sceso sulla Terra per salvarla e già che ci sono mi ingroppo una mortale oppure Sono un miliardario filantropo dongiovanni inventore geniale e faccio di tutto per rinfacciarvi la vostra piccolezza; qui siamo piuttosto su…Io sono Groot.

 

La geniale invenzione che permette l’esistenza di Ant-Man è dovuto al genio di Hank Pym qui interpretato da un Michael Douglas da antologia mentre per dare quel pizzico di strazio alla Beautiful ecco apparire la figlia Hope (Evangeline Lilly) che si presenta subito come una manager con un manico di scopa infilato su per il posteriore che patteggia inspiegabilmente per il cattivone di turno, Darren Cross (Corey Stoll) alias Il Calabrone.

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Questi due personaggi sono la nota dolente del film. Ci siamo velocemente abituati al fatto che i cattivi dei film Marvel, alla fine, poi tanto cattivi non sono; anzi, alcuni sono pure simpatici (Loki) altri un po imbecilli (Ultron) e altri ancora indefinibili (Ronan L’accusatore), l’unico che sembrava essere riuscito piuttosto bene era Il Soldato D’Inverno. Peccato che poi ci hanno costruito un film intorno e, cavolo che schifezza. Fatto sta che sto Calabrone ci mette un bel po a diventare veramente cattivo e il tutto ricorda moltissimo il primo film di Iron Man dove Obadiah Stane nei panni di Iron Monger cerca di fare a polpette il povero Tony. La scena del combattimento finale è un mix di ironia e azione che diverte parecchio ma ancora una volta quella cattiveria profonda e totalizzante che si vede in un Joker (è DC Comics lo so ma l’esempio calza) qua non esiste. Insomma i cattivi la Marvel non li sa proprio fare.

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E veniamo a lei, Hope interpretata, dicevamo da Evangeline Lilly. Dopo aver smesso i panni della naufraga Kate di Lost e quelli, tra l’altro inesistenti e stereotipizzati, dell’elfa Tauriel nella trilogia de Lo Hobbit, la bella canadese si è infilata una parrucca alla Mia Wallace e con l’aiuto del manico di scopa di cui prima ha interpretato la figlia rompiballe di Hank Pym. Il suo personaggio mi è risultato fastidiosissimo: si passa da non te la faccio vedere nemmeno col binocolo a non te la darei manco se sul pianeta rimanessi tu e Andrea Diprè per passare a forse te la faccio vedere ma solo un poco e infine a tieni è tua. Odio i personaggi che devono evolvere in questo modo in un film perchè mi sento preso in giro. Dai, è logico che la bella di turno si innamorerà del protagonista, è inutile che ci girate intorno per un’ora e mezza: dateci giù pesante e passiamo oltre.

D’altra parte è proprio l’indecisione uno dei temi portanti della sceneggiatura del film ma c’è differenza tra il decidere di diffondere una tecnologia potenzialmente pericolosa, l’accettare di farsi rimpicciolire alle dimensioni di una formica e il decidere se darla al cattivo della storia oppure all’eroe…

Che dire allora di questo film? Ho scherzato e spero di non avere urtato la sensibilità di nessuno. Ant-Man mi ha divertito molto e credo che se la Marvel procederà su questa strada ne vedremo delle belle.

 

[SPOILER PER CHI NON HA VISTO IL FILM]

 

 

 

In una scena centrale del film, Ant-Man combatte contro Falcon e questi, scopriremo nelle scene dopo i titoli di coda, essendo stato sconfitto si metterà sulle sue tracce per ottenere il suo aiuto in un’avventura che vedrà coinvolti di nuovo Capitan America, Falcon stesso, Il Soldato D’Inverno, Ant-Man e probabilmente Wasp, la donna vespa che altri non è che Hope.

 

 

 

 

 

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