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In ordine di sparizione: dark comedy nordeuropea

Per quanto un sistema possa essere stabilmente controllato dal suo creatore ci sarà sempre un parametro che, all’improvviso e senza alcun preavviso, smetterà di comportarsi come deve e minaccerà l’integrità del sistema stesso. Per limitare questo problema occorre fare attenzione ai danni collaterali, quelli che non puoi evitare ma i cui effetti ti si possono abbattere addosso sottoforma di tsunami di guai.

Ne In ordine di sparizione, a scatenare lo tsunami è la morte di un giovane ragazzo per overdose: un danno collaterale anzi, a dirla tutta, proprio un equivoco.

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Ci troviamo tra i freddissimi e poetici paesaggi innevati della Norvegia insieme al vecchio Nils (Stellan Skarsgard), un placido autista di spazzaneve nominato da poco cittadino dell’anno nel suo paesino di poche centinaia di anime. Purtroppo il ragazzo morto per overdose è Ingmar, suo figlio. Distrutto dal dolore Nils si mette sulle tracce di chi gli ha fatto questo e così finisce per immischiarsi in una faida tra le due gang criminali della zona, gli uomini del Conte, un noto criminale norvegese, e la mafia serba. Nel gioco degli equivoci il nostro Nils dovrà quindi vedersela con gli sgherri dei due boss.

All’inizio di In ordine di sparizione campeggia la scritta “presentato a un distributore indipendente” il che vorrebbe dire “non ci sono le stronzate action dei film americani” e infatti è vero perchè il film vive di scene costruite con un mix di violenza e ironia senza ridursi al becerismo tipico delle pellicole d’oltreoceano. Eppure il titolo originale, Kraftidioten, traslato nella nostra lingua suonerebbe come Forza Bruta, il che farebbe supporre a un ignorantissimo action in cui un padre vendica la morte del figlio trasformandosi in una specie di Rambo da appartamento. E invece no, perchè il regista esordiente di questo film riesce a far procedere la storia senza mai staccarsi dal realismo che contraddistingue il cinema europeo: vanno bene le scazzottate e le sparatorie ma sempre a patto che non diventino preponderanti rispetto all’idea portante della trama.

Volendo per forza classificare un film di questo tipo di film dovremmo dire che si tratta di una commedia nera. Si, perchè nonostante la violenza gratuita ci troviamo di fronte a un bell’esempio di dark humor norvegese (il che mi preoccupa un po). Per intenderci: non arriveremo mai a ridere a crepapelle ma un sorrisino qua e la ce lo strappa ed è giusto così perchè se vogliamo parlare di morte, vendetta e criminalità le risate sguaiate non ci stanno proprio.

Un appunto sul titolo: Kraftidioten in lingua originale, In ordine di sparizione qui in Italia. Un altro esempio di come la traduzione italiana (e anche quella anglosassone in questo caso) sia pregna di marketing insensato. Abbiamo un titolo lapidario, conciso, fatto di una parola che puoi anche translitterare in italiano e sempre una buona scelta resta. Perchè è curioso, perchè fa immaginare cosa ti aspetta nel film, perchè, cazzo, è l’idea di chi lo ha fatto il film. Tu invece che fai? Ci metti un titolo lungo e fuorviante nella speranza che qualcuno vada oltre e si interessi al film (nel mio caso ha funzionato il passaparola, grazie T). E poi, dopo aver visto il film, ti chiedi ma in ordine di sparizione perchè? qual è questo ordine? Boh…

Comunque, mettendo da parte le mie digressioni (pippe?) mentali, rimane da dire che In ordine di sparizione è davvero un ottimo film. Assemblato bene per quanto concerne l’evoluzione della trama, con una buona velocità narrativa che rallenta quando deve rallentare e accelera quando deve accelerare, a suo modo è anche psicologico in egual misura di quanto è violento.

Il top si raggiunge quando si analizza il personaggio di Nils e si scopre che alla fine è molto più spietato del Conte o del boss della mafia serba. Oppure no?

 

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