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Space Oddity (Bowie) vs L’astronauta (Jovanotti)

Amo la musica perchè mi porta ovunque e dallo stesso ovunque mi riporta via [Zibba&Almalibre – Nancy]

Sfrutto la citazione di un terzo brano, oltre ai due che compaiono nel titolo di questo post, perchè centra in pieno il senso del discorso che andrò a fare: una caratteristica che adoro della musica è quella di creare dei ponti immaginari che uniscono due artisti distanti parecchi anni l’uno dall’altro e due brani in apparenza diversi ma in realtà (la mia realtà, ovviamente) molto simili tra loro.

La musica ha il potere di portarci in posti che non immaginavamo potessero esistere ma anche di riportarci indietro: l’obiettivo della nostra missione è capire cosa dobbiamo imparare da questo viaggio. Siamo tutti astronauti impegnati ad esplorare le profonde vastità di noi stessi.

Space Oddity è un brano scritto da David Bowie e pubblicato nell’estate del 1969 come lato A di un 45 giri insieme a Wild Eyed Boy from Freecloud. Nella sua totalità, il brano è pervaso da un senso di alienazione e solitudine, sentimenti e stati d’animo che vengono presentati sottoforma di allegoria mediante un viaggio spaziale del Maggiore Tom (Major Tom), uno dei personaggi fittizi più famosi della cultura pop. Il suo dialogo con la Base (Ground Control) è un misto di meccanicità, poesia e malinconia.

vi consiglio l’ascolto a questo punto

L’astronauta è un brano di Jovanotti contenuto nell’ultimo album, Lorenzo 2015cc, pubblicato lo scorso Febbraio. Il cantautore romano si immagina un astronauta, alle prese con una missione spaziale, che dedica gli ultimi sforzi e le ultime parole per far recapitare un messaggio a una lei. Il testo trasmette la meraviglia dell’astronauta di fronte alle possibili scoperte ma anche la malinconia per quello che egli ha dovuto sacrificare per essere li, malinconia che lo porta a voler tornare indietro nel tempo.

anche in questo caso è consigliato l’ascolto

Space Oddity e L’astronauta sono distanti nel tempo quanto i loro autori lo sono nello stile ma ritengo che entrambi i brani serbino un messaggio fortissimo che può essere colto leggendo attentamente tra le righe dei testi.

Lo spazio, le possibili scoperte sono metafora della vita che spesso ci costringe a fare i conti con noi stessi (la solitudine forzata dell’astronauta) prima di rapportarci con gli altri; i problemi delle missioni invece stanno a rappresentare le sfide della vita mentre l’appello di Tom alla moglie quanto quello dell’astronauta per la sua Lei sono veri e propri appigli mentali per ricordare la propria condizione umana.

Ground Control to Major Tom
take your pills and put your helmet on
Ground Control to Major Tom (10…9…8…7…6)
Commencing countdown, engines on (5…4…3)
Check ignition and may God’s love be with you (2…1…Liftoff)

Major Tom, l’astronauta di David Bowie, comincia il suo viaggio con un decollo in cui la meccanicità delle varie fasi, scandite da un impietoso e straziante conto alla rovescia, tende a un epilogo inevitabile quanto necessario: la partenza, l’inizio se preferite, dove tutto anche in maniera inconsapevole è destinato a cominciare.

Coordinate est
fascia di asteroidi K9
742, nave chiama base, rispondete
Cella in avaria, tento un atterraggio di fortuna
Protocollo X, possibilità quasi nessuna.

Giò, l’astronauta di Jovanotti, ha già cominciato la sua missione, il suo viaggio e sta dando le coordinate al controllo missione per far capire, ma anche per capire lui stesso, dove si trova. E’ chiaro che qualcosa non è andato come doveva andare. Che qualcosa è cominciato perchè doveva cominciare ma non era previsto.

This is Major Tom to Ground Control
Though I’m past one hundred thousand miles
I’m feeling very still
and I think my spaceship knows which way to go
Tell my wyfe I love her very much, she knows

Qualcosa va storto nella missione di Tom e lui lo ha percepito. Si affida alla sua navicella e lancia un ultimo appello alla moglie prima che perda il contatto con la base.

Ground Control to Major Tom
your circuit’s dead, there’s something wrong
Can you hear me, Major Tom?

Contatto perso. Adesso Tom è solo con l’immensità dello spazio, con l’immensità di se stesso.

Fai tornare indietro il tempo
fammi rivedere il mondo
fammi vivere la vita fino all’ultimo secondo
il segnale è debolissimo
rispondigli
e ditele che sto pensando a lei
che l’ultimo pensiero è solo lei
soltanto lei

Anche Giò ha capito che fa poco sarà completamente solo e senza la possibilità di comunicare con la sua base. Vorrebbe tornare indietro nel tempo e rivivere tutti i momenti felici che lo hanno portato fino a qui ma sa benissimo che il passato è andato e che adesso ha una sfida con se stesso da affrontare. L’ultimo pensiero, e la sua forza interiore, è Lei.

Far above the Moon
planet Earth is blue
and there’s nothing I can do

Tom si trova molto lontano dalla Luna, ammira da grande distanza la Terra e si abbandona completamente ai suoi pensieri senza poter fare nient’altro. Il finale di Space Oddity è straziante nella sua semplice schiettezza: l’astronauta si arrende al proprio destino. Lascio a voi discernere la metafora in questo.

Invio il rapporto
e passo e chiudo
pianeta Terra
pilota Giò

Giò termina le comunicazioni inviando il rapporto di quanto scoperto. Anche lui si abbandona al proprio destino non prima però di rivolgere un ultimo pensiero a Lei.

E’ chiaro che in Space Oddity c’è tanta disperazione quanto in L’astronauta invece c’è speranza: nel rapporto con la solitudine e l’alienzazione Bowie risponde con la rassegnazione dell’individuo che si abbandona allo scorrere degli eventi; in Jovanotti invece c’è il ricordo di quanto di bello si è vissuto che fa da trampolino di lancio per affrontare quello che ancora deve venire.

Entrambi gli astronauti, Tom e Giò, sono da qualche parte nello spazio, o dentro loro stessi se vogliamo cogliere l’allegoria, e ciascuno a modo proprio sta affrontando la missione.

Voi la vostra missione l’avete capita?

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