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The Golden Age di Woodkid: da recuperare

La tendenza generalista della società in cui viviamo è quella di appiccicare un’etichetta a qualunque cosa e a giudicare sommariamente in nome di pregiudizi, il che crea sempre classificazioni effimere e fini a se stesse. In campo musicale soprattutto.

Praticamente è stato creato un nome per qualsiasi genere di musica e quando si parla di quest’album o di quell’artista non si riesce ad andare oltre quella classificazione imposta da una specie di mentalità collettiva che trova sicurezza categorizzando la realtà, l’arte e la bellezza in generale. Aspetti della vita che, in verità, dovrebbero essere quanto di più soggettivo possibile visto che sono le nostre attitudini, i nostri interessi e le nostre percezioni, di ognuno di noi, a creare il proprio personale concetto di realtà.

Ora, perdonatemi per questa introduzione prolissa, filosoficheggiante e un po off topic, però quando leggo catalogazioni come musica sperimentale, neofolk e baroque pop mi viene da ridere. Ma che diavolo significano questi nomi? Forse semplicemente che, non sapendo cosa scrivere, ci si è inventati delle categorie apposta.

Sto parlando di un album e di un artista scoperti quasi per caso grazie a una curiosità musicale che a volte mi fa prendere delle cantonate assurde ma, altre volte, le più numerose per fortuna, mi regala veramente delle belle sorprese. Anzichenò.

Forse il nome di Yoann Lemoine (in arte Woodkid) vi dirà poco e ancor meno vi dirà il titolo del suo album di debutto datato 2013, The Golden Age, ma vi assicuro che ascoltarlo è un piccolo esercizio di bellezza interiore.

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Lo stile di Woodkid è pieno di suoni, solenne e delicato come solo il lavoro di un esperto di arti visuali può essere: per un artista che ha fatto dell’evocazione visiva il suo punto di riferimento (essendo anche un regista) è automatico assemblare un album che alterni sonorità che rimandano a un’epopea fantasy di stampo tolkeniano a momenti di poesia elettronica. Solennità e minimalismo che si contrastano.

The Golden Age è un album intimista che merita un ascolto attento per capirne il significato e il messaggio ma anche per carpirne il grande potenziale artistico che va oltre le classificazioni. Andrebbe bene come momento musicale per una mostra di arte contemporanea o come sottofondo musicale per un’area museale urbana.

Questa volta ho deciso di non mettere nè testi delle canzoni nè link brano per brano poichè, come la tradizione dei concept album vorrebbe, un disco del genere va ascoltato nella sua interezza per apprezzarne l’evoluzione artistica e per coglierne l’essenza più profonda. Vi propongo quindi il link all’album completo. Prendetevi il tempo che vi serve per ascoltarlo. Ma prima finite di leggere il post.

Woodkid – The Golden Age, 2013

Per un ascoltatore onnivoro come me, che fa fatica ad apprezzare il lavoro dei DJ di oggi, Woodkid e le evoluzioni musicali di The Golden Age sono state davvero una bella sorpresa e anche la dimostrazione del fatto che giocando con competenza e gusto con vari suoni si può creare qualcosa di unico e non conformato allo stile moderno che vive di arte e musica creata copia su copia, su mille variazioni dello stesso tema, con l’obiettivo di mettersi in tasca un’euro in più.

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