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Trainspotting atto II: perchè?

Ci sono dei film che rimangono nell’immaginario comune degli appassionati di cinema come delle perle la cui lucentezza non può essere replicata: insomma siamo qui a dire che la mania di fare sequel spesso è dettata più da esigenze economiche che altro.

Il regista britannico Danny Boyle ha trascorso gli ultimi 5 anni per cercare di trasporre sul grande schermo il potenziale evocativo di uno scrittore controverso e brillante come Irvine Welsh; i due si sono già incontrati professionalmente quando lo splendido romanzo Trainspotting divenne un film cult lanciando sulla scena mondiale alcune delle tematiche che PER QUEL PERIODO erano di grande impatto. Oggi però quei temi non sono più attuali e le nuove generazioni difficilmente carpirebbero il significato profondo di quello che è stato Trainspotting.

Fatto sta che Boyle ha recentemente annunciato di voler girare un sequel del film cult con gli stessi attori e che questo lavoro potrebbe apparire nei cinema addirittura prima della fine del 2016. PAURA.

Io non voglio sapere come proseguono le vite di Mark Renton, Sick Boy, Spud, Begbie e tutti gli altri…Sono stati dei personaggi illuminanti e a loro modo anche di ispirazione ma lasciamoli nella loro storia senza consegnarli al gusto del ridicolo. Ho fiducia in Boyle ma tremo al pensiero di questo sequel.

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