Crea sito

Categorized | Recensioni

The Martian: salvate il botanico Watney

Era da parecchio tempo che non mi ritrovavo a pensare a una recensione come a un bagno di sangue perchè era da parecchio tempo che non vedevo un film così pretenzioso e insieme insulso come The Martian di Ridley Scott. E da ancora più tempo non mi mettevo a scrivere una recensione alle 2 di notte mentre i sani di mente sono già abbondantemente nel mondo dei sogni. Invece eccomi qui a mettere insieme due parole dopo la visione del film e il breve confronto con il fedele Soncox la cui genialmente malata (o malatamente geniale) mente ha partorito il titolo del post.

Non posso credere che un regista del calibro di Scott, in grado di gestire benissimo la fantascienza come in Alien e Blade Runner abbia firmato quest’obbrobrio.

Presentato come il film dell’anno, che ribalta i canoni della fantascienza, che riporta in primo piano la scienza nella narrazione, in realtà, The Martian non fa che riproporre in salsa diversa il solito tema ovvero quello di portare in salvo il personaggio interpretato da Matt Damon, si trovi esso disperso nei campi di battaglia francesi durante la seconda guerra mondiale, su un pianeta in un altra galassia oppure su Marte.

Il plot principale, tratto da un romanzo, racconta la storia di Mark Watney, un botanico ritenuto morto a seguito di una tempesta e quindi abbandonato durante una sfortunata missione della Nasa su Marte. Però Mark su Marte non ci vuole morire quindi…

Volendo chiamare Marte un deserto di sabbia rossiccia realizzato in green screen con qualche tempesta di sabbia e pietre ogni due per tre.

L’aspetto che più è stato esaltato di The Martian è stata l’aderenza scientifica ovvero alcuni inserimenti di tipo divulgativo come la trovata (geniale) che per coltivare le patate devo concimare la terra con la merda e che se brucio l’idrogeno ottengo l’acqua per condensazione. Ora, ammetto che per quest’ultima trovata bisogna conoscere un minimo di chimica elementare ma la prima ipotesi la conosceva pure mio nonno che a malapena è uscito da Sampieri, un paesino di poche centinaia di anime nella costa sud orientale della Sicilia. Altro che Marte. Altro che Nasa. Purtroppo la scienza dice anche che se decolli da un pianeta (anche in assenza di atmosfera) senza la parte superiore della navicella l’accelerazione ti spezza tutte le ossa del corpo e sei fortunato se sopravvivi e anche che se fai un buco nella tuta spaziale la decompressione ti risucchia da esso trasformandoti in un gianduiotto. Quindi che non mi si venga a parlare di aderenza scientifica per The Martian.

Poi, può anche essere carino alleggerire la trama con vari momenti di ironia e un pizzico di humor ma non puoi trasporre tutti gli scienziati come delle macchiette: è vero il film risulta leggero ma così i laboratori della Nasa sembrano un covo di imbecilli nerd che manco fossimo in Big Bang Theory.

Su tutte, in questo senso, domina una scena che sa proprio di pecoreccio. Ci sono due scienziati che cercano una cartina di Marte negli uffici della Nasa. Una-fottuta-cartina-di-Marte negli uffici della Nasa! Dove c’è un computer anche per pulirti il culo, questi due non pensano nemmeno di accenderne uno ma trovano una foto sfocata attaccata al muro del bar e su quella ragionano per salvare un povero stronzo che si trova a millemila chilometri di distanza. Non la metto la vera distanza Terra-Marte perchè se della precisione scientifica può infischiarsene Scott allora posso farlo pure io.

Ma torniamo a Mark. Il botanico rimane solo su Marte e ci si aspetta che un minimo di studio psicologico ci venga proposto per spiegarci come si modifica la percezione della realtà quando si rimane da soli su un pianeta disabitato da miliardi di anni, dove anche una piccola disattenzione o malfunzionamento possono provocarti una morte atroce. Invece niente: Mark si trasforma in uno youtuber sfigatello con tanto di GoPro al seguito e non perde occasione per fare il guascone davanti all’obiettivo. Verso la fine poi arrivano anche tutti i clichè di Hollywood che non sto qui ad elencarvi perchè non ho nè voglia nè tempo.

Per la colonna sonora arriva la grande trovata di utilizzare la musica dance anni 90. Bello il contrasto tra il dramma del protagonista e la gioiosità dei brani, peccato che il sapore di già visto rovina la degustazione perchè una cosa uguale l’hanno fatta i Marvel Studios con I Guardiani della Galassia. E volevate che in un film ambientato su Marte non ci piazzassero un brano di David Bowie che ci ha scritto un’intero concept album sulle esplorazioni spaziali di Ziggy Stardust? Eccovelo: Starman. Anzi, grande colpo non averci messo Life on Mars. Ma la tentazione deve essere stata forte…

Capisco che molti potrebbero vivere questa recensione come un attacco personale ma quello che voglio che sia chiaro è che se un film del genere, con tutte le discrepanze di sceneggiatura, con il montaggio bruttissimo in alcune scene e con soluzioni registiche inesistenti l’avesse girato il primo stronzo che passava per strada sarebbe anche potuto andare bene. Ma l’ha girato Ridley Scott con dietro una grossa casa di produzione che lo ha finanziato a colpi di milioni di euro. Qui è sintetizzato il cuore del mio malcontento.

Spero che con questa recensione io abbia risposto agli amici che mi hanno consigliato di andare a vedere questo film perchè avrebbe intaccato la solidità della mia top five dei film di fantascienza. Ebbene, non la vede manco col binocolo la top five questo film qui. Sappiatelo. E già che ci siete vedete di andare a fare in su Marte…

Che cosa si salva di The Martian? Qualche scena la ricordo con particolare piacere, specie quella in cui è stato inserito il pezzo di Bowie come sottofondo musicale e nel complesso nonostante la lunghezza eccessiva non si arriva quasi mai ad annoiarsi. Addirittura Matt Damon non mi è poi dispiaciuto più di tanto.

Mi è rimasto l’eco di una discussione iniziata l’altra sera di fronte a Interstellar durante la quale mi è stato chiesto cosa potesse spingere degli uomini ad affrontare missioni così pericolose senza garanzia di riuscita nè di salvezza. In The Martian si riflette il dubbio e forse trova in parte risposta: Mark ci può anche morire su Marte ma la sensazione di essere l’unico uomo a calpestare il suolo di un pianeta disabitato da miliardi di anni lo ripaga dell’estremo sacrificio. Io, ripetendo la risposta che ho dato, direi: dove devo firmare?

SeguiPostScriptumBlog