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Al bar della rabbia con Bukowski [Pulp]

Quanno un giudice punta er dito contro un
povero fesso nella mano strigne artre tre dita
che indicano se stesso.
A me arzà un dito pe esse diverso
me fa più fatica che spostà tutto l’Universo.

Tendenzialmente sono d’accordo con Alessandro Mannarino su questo punto quindi invece di recensire Pulp di Charles Bukowski, ho deciso di immaginare di andare a farmi una bevuta con questo scrittore che mi ha dato parecchio filo da torcere quando non l’ho odiato apertamente per il suo stile.

Pulp è il primo romanzo di Bukowski pubblicato dopo la sua morte (1994) e già nella sua stesura lo scrittore sapeva di essere malato e percepiva che la malattia avrebbe avuto la meglio. Avevo sempre sentito dire che era uno scrittore diretto, avevo letto che era un personaggio cinico e anche che innaffiava questo cinismo con abbondanti dosi di alcool, ma io, come sono solito fare, me ne sono fregato della vita privata dell’autore e ho deciso di affrontare questo Pulp. E non vi nascondo che dopo le prime 100 pagine non avevo capito cosa mi avesse spinto a comprare questo libro.

Ciononostante, non ho trovato Bukowski cinico ma supponente, arrabbiato e maleducato. Almeno in una prima analisi.

E brindo a chi è come me ar bar della rabbia e
più bevo e più sete me viene
sti bicchieri so pieni de sabbia.

Pulp, come suggerisce il titolo, è una storia contorta, piena di passaggi a vuoto e di vicende che in un modo o nell’altro finiscono per intrecciarsi. Vi si narra la storia dell’investigatore privato Nick Belane e delle sue disavventure che in realtà sono solo metafore o allegorie dell’esperienza che sta vivendo l’autore stesso: la signora Morte, Jenny Nitro e Cindy Bass, le donne presenti nel romanzo, sono nient’altro che diverse rappresentazioni dell’orribile attesa che sta vivendo Bukowski.

Per il resto ho apprezzato gli inserimenti ingegnosi come il duo di sicari Dante e Fante (il primo è ovvio chi sia, il secondo è John Fante, autore di Chiedi Alla Polvere) e ho trovato particolarmente lucida la coerenza di Bukowski.

L’elenco di quello che mi è piaciuto di Pulp però finisce qui. Così, pieno di rabbia per aver investito in questo modo tempo e soldi, ho immaginato di parlare con Bukowski o meglio, che egli mi parlasse attraverso le pagine del libro. Pensieri e idee che si nascondono fra le righe.

So na montagna… se Maometto nun viene…
mejo… sto bene da solo, er proverbio era sbajato

Allora ci siamo seduti insieme al Bar Della Rabbia, dove i bicchieri sono di sabbia e più bevi più ti senti la gola riarsa, un bar consigliato da Alessandro Mannarino, uno che va a vino mica a cavallo. Conviene fidarsi.

E a questo bar, davanti a una birra ghiacciata (io) e a un’intruglio dal nome esotico (lui) ho potuto ascoltare con tranquillità quello che aveva da dire e ho avuto pena di quest’uomo.

Parliamo di un uomo che pretende di aver capito tutta sulla vita guardando il fondo di un bicchiere vuoto mentre la lucidità piano piano si perde e la gradazione alcolica del sangue aumenta; uno scrittore famoso che ha vissuto una vita sregolata da rock star e da rock star è morto ma che voleva vivere nell’ombra; un uomo che ha evidenti problemi con le donne se non riesce a vedere nient’altro che gambe e tette.

Dopo queste considerazioni personali, che non hanno valore di giudizio, ho capito cosa mi ha dato fastidio di Pulp: il romanzo è ironico, divertente in alcuni punti ma è troppo ripetitivo, vive di momenti incomprensibili che si ripropongono in vari capitoli. Segno, questo, che forse Bukowski non era così lucido mentre scriveva ma, questa è solo una mia supposizione.

la cosa più sfortunata e
pericolosa che mè capitata nella vita è la
vita, che una vorta che nasci, giri… conosci…
intrallazzi… ma dalla vita vivo nunne esci…

E’ strano: di solito una volta finito un libro mi viene subito voglia di scriverne su questo blog ma, per Pulp non è stato così. Dipanato il velo di rabbia che mi bloccava mi è rimasta solo tristezza. Pulp è un libro che mi ha messo addosso una tristezza infinita.

Al di là della cialtroneria, della bevute selvagge, delle metafore e dello stile, Bukowski mi sembra tanto una persona triste.

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